Una raccolta di firme per i luoghi del cuore del FAI (Fondo Ambiente Italiano) si propone di salvaguardare la pineta di Padre Pio, facendola diventare Luogo del Cuore.
https://www.fondoambiente.it/luoghi/pineta-di-padre-pio?ldc
Alla fine della Guerra nel 1945 probabilmente la montagna avrebbe trovato un po di pace. Il legnatico per scaldare i focolari e la cucina l'aveva resa brulla. Una montagna carsica è sempre brulla. Il Gargano ora ha un indice di boscosità superiore a quello di tutta la Puglia. Oltre il 35%. Ed è stato il frate cappuccino, P.Pio da Pietrelcina, rifugiatosi tra queste montagne nel convento di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Rotondo definitivamente dal 1918, ad accorgersi di quella montagna brulla, Monte Castellana. Li aveva immaginato di costruire un ospedale necessario a curare le ferite di una popolazione isolata dai grandi centri e sperduta tra le montagne.
E nel 1948 diede vita al più grande cantiere di quei tempi e della sua opera. Lo stesso sogno aveva allora un poeta socialista Rocco Scotellaro, nel 1946 Sindaco di Tricarico nella desolata Lucania. Era la "malattia" missionaria dei sognatori di quel tempo. E con l'ospedale P.Pio immaginò anche una nuova foresta di alberi.
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Alla fine della Guerra nel 1945 probabilmente la montagna avrebbe trovato un po di pace. Il legnatico per scaldare i focolari e la cucina l'aveva resa brulla. Una montagna carsica è sempre brulla. Il Gargano ora ha un indice di boscosità superiore a quello di tutta la Puglia. Oltre il 35%. Ed è stato il frate cappuccino, P.Pio da Pietrelcina, rifugiatosi tra queste montagne nel convento di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Rotondo definitivamente dal 1918, ad accorgersi di quella montagna brulla, Monte Castellana. Li aveva immaginato di costruire un ospedale necessario a curare le ferite di una popolazione isolata dai grandi centri e sperduta tra le montagne.
E nel 1948 diede vita al più grande cantiere di quei tempi e della sua opera. Lo stesso sogno aveva allora un poeta socialista Rocco Scotellaro, nel 1946 Sindaco di Tricarico nella desolata Lucania. Era la "malattia" missionaria dei sognatori di quel tempo. E con l'ospedale P.Pio immaginò anche una nuova foresta di alberi.
La riforestazione iniziò dopo il 1955. Su Monte Castellana (li era anche l'antico villaggio dell'età del bronzo terzo millennio A.C. primo insediamento prima che nel medioevo San Giovanni Rotondo scendesse un po più a valle di Castel Pirgiano). Gli ex combattenti "arruolati" dal Consorzio di bonifica montana terrazzarono la montagna fragile e friabile in molti punti, come in località Scurcia. Piantumarono conifere per ricolonizzare il terreno brullo, perchè riprendesse vita la vegetazione spontanea della macchia mediterranea adatta a quel terreno e a quel clima. Una guerra vinta dalla natura anche perché i controlli per molti anni hanno evitato il pascolo brado per tutelare le giovani piantine. Allora venivano trapiantate da vasetti di terracotta, la montagna era piena di quei cocci. Gli operai riposavano ospiti in una foresteria costruita ai piedi della montagna e la strada di Monte Castellana e Valle Scura era una strada bianca, polverosa ma indistruttibile.
Dopo il 1965 quella montagna divenne la meta preferita dagli esploratori boy scouts, per le uscite domenicali fino a Monte Nero, per i giochi di squadriglia, per arricchire i propri quaderni di caccia, per fare dispetti a lucertole, ramarri, tarantole, scorpioni, con le fionde. E l'ospedale Casa Sollievo della Sofferenza cominciava ad avere la sua chioma verde e fresca come l'aveva immaginata il frate con le stimmate.
Poi, nel 1968, prima della sua morte, immaginò di realizzare accanto all'ospedale, lungo i vialetti e nel cuore della pineta quasi diciottenne, la monumentale Via Crucis. Realizzata con una premura per l'impatto ambientale, allora non richiesta.
Oggi comunque la pineta di Monte Castellana si presenta con il uso habitus adulto, maturo, quasi da montagna del nord europa, con un microclima straordinario, capace di mitigare i caldi afosi e i rigori invernali. Ed è ricca di sentieri, un tracciato della Via Francigena tra Stignano, San Marco in Lamis e Monte Sant'Angelo, nel Parco Nazionale del Gargano. Sentieri percorsi da pellegrini che in quel bosco trovano pace, tanti ritrovano anche il gusto di prendersi cura del proprio fisico, e molti si dedicano ad attività sportive. Oggi quella strada non è più polverosa ma inutilmente asfaltata e percorribile da auto e moto, in netto contrasto con la spiritualità dei luoghi, soprattutto per il convento delle Clarisse. Insomma una montagna tutta da tutelare e tutta da vivere. Ma Torniamo agli alberi. Oltre agli incendi dolosi appiccati per fare danni, dispetti con manifestazione di prepotenza, una minaccia sempre presente dietro ogni stagione estiva o tagli abusivi come finalmente scoperto dai Carabinieri forestali, oggi la montagna va "bonificata" da ogni abuso illegale e dalla pessima abitudine di impiccare gli alberi con il filo spinato, utilizzato illegalmente in zona parco, per delimitare il pascolo e cancelli. Va difesa anche solo per ricordare che la storia di questi alberi è la storia della nostra stessa esistenza, della nostra qualità della vita, della nostra sicurezza e protezione dai rischi idrogeologici. Al contrario, sono stati effettuati tagli di roverella e di conifere adulte, per aprire una pista di cantiere con una procedura incompleta ad opera dell'ufficio tecnico del comune, altri sono già segnati per essere tagliati per una strada di pronto soccorso che invece andrebbe ripensata. Consumare suolo è uccidere alberi, tagliare gli alberi è perdere suolo, questo è pur sempre un reato ambientale; riuscire a salvarne uno solo di quegli alberi, è un dovere e una virtù.











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